Addio Bincho

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Bincho non esiste più. Cazzo.

Ho mandato un messaggio a Kary, che mi ha consigliato yakitori e sake per anni a Tiong Bahru (Singapore), in uno dei posti più magici che io conosca al mondo, Bincho.

Bincho è un universo parallelo, è un posto dove varchi un portale e, sia a pranzo che a cena, ti trovi in qualcosa che è difficile da spiegare. Tiong Bahru, uno dei quartieri di Singapore che adoro, e dentro una delle vecchie case costruite ai primi del ‘900, trovi un ristorante che media il concetto di caffetteria locale, di yakitori giapponese, e di locale trend per un ristretto gruppo di persone.

Quando ti incontri da Bincho sei una persona speciale, appartieni a chi conosce Singapore oltre quello che sia normalmente considerato come “being a true local”.

Bincho non “è”. Bincho “era”.

Bincho ha chiuso a fine Gennaio.

Posto introvabile: bisognava entrare nella corte del parcheggio, e poi notare una scritta verticale verde che solo nell’ultimo paio d’anni era apparsa: prima c’era una porta in ferro con una feritoia. “Secret Local”, ma veramente secret.

Il cibo e il bere erano solo una parte di quello che faceva di Bincho una mia tappa fissa.

Bincho era un altro mondo.

Mi mancherà.

 

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2 responses to “Addio Bincho”

  1. 321Clic Avatar

    Scoprire che uno dei tuoi posti chiude o cambia gestione è sempre un colpo allo stomaco. Mi è successa una cosa simile con un locale che frequentavo da anni a Terni, che puoi considerare un po’ come la Liberazione per te. Era il posto in cui andare con o senza compagnia quando ero ancora giù, quello di cui si conoscono tutti gli habitué anche senza averci mai parlato, quello in cui sedersi al bancone affidandosi a Simone sapendo che avrebbe preparato sicuramente la miscela giusta, quello in cui mi fermavo quando tornavo ancora prima di andare a casa mia dopo la relocation. Poi Simone ha deciso di venderlo per intraprendere una strada diversa, e ora il locale è ancora lì, si chiama sempre allo stesso modo, ma lui ne era l’anima e senza di lui non è più lo stesso.

  2. diamanta Avatar

    Ci sono luoghi che definiscono una città, da come ne parli, questo era uno di quelli.

    Un posto “segreto” per chi la città la ama, e quindi percepisco la “separazione” dal posto, dalle persone e da quello che rappresenta, è capitato anche a me di sentire questo strappo interiore, e nella linea frastagliata dello strappo si insinua la malinconia.

    Però… ogni volta che mi capita (sono mesozoica come era, quindi capita spesso 😛 ) mi viene in mente una frase di Goethe: “La vita appartiene ai viventi, e chi vive deve essere preparato ai cambiamenti”.

    Questo lenisce un pò la malinconia che mi assale quando accade, perché so che qualcosa di nuovo entrerà a far parte della mia vita in sostituzione di quello che ho “perso” (ok ok ammetto non sempre il nuovo è migliore del vecchio, a volte si a volte no).Quindi… mi auguro che tu scopra presto un nuovo “Bincho” e che ce lo farai conoscere attraverso le tue foto.

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