Bincho non esiste più. Cazzo.
Ho mandato un messaggio a Kary, che mi ha consigliato yakitori e sake per anni a Tiong Bahru (Singapore), in uno dei posti più magici che io conosca al mondo, Bincho.
Bincho è un universo parallelo, è un posto dove varchi un portale e, sia a pranzo che a cena, ti trovi in qualcosa che è difficile da spiegare. Tiong Bahru, uno dei quartieri di Singapore che adoro, e dentro una delle vecchie case costruite ai primi del ‘900, trovi un ristorante che media il concetto di caffetteria locale, di yakitori giapponese, e di locale trend per un ristretto gruppo di persone.
Quando ti incontri da Bincho sei una persona speciale, appartieni a chi conosce Singapore oltre quello che sia normalmente considerato come “being a true local”.
Bincho non “è”. Bincho “era”.
Bincho ha chiuso a fine Gennaio.
Posto introvabile: bisognava entrare nella corte del parcheggio, e poi notare una scritta verticale verde che solo nell’ultimo paio d’anni era apparsa: prima c’era una porta in ferro con una feritoia. “Secret Local”, ma veramente secret.
Il cibo e il bere erano solo una parte di quello che faceva di Bincho una mia tappa fissa.
Bincho era un altro mondo.
Mi mancherà.





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