È qualche tempo che non scrivo su me stesso, tanto che mi pare di averne perso la capacità.
Cominciamo con qualche aggiornamento. Il trasloco da Dubai ad Abu Dhabi è stato quasi indolore, compresa la chiusura di tutti i contratti, utenze e ammennicoli vari: la normale sequela di bestemmie per riportare a casa tutti i depositi, e per digerire le fees da strozzini che vengono applicate, è stata contenuta. L’apertura parallela e speculare nel nuovo emirato non ha visto particolari problemi.
Il downsize da un appartamento di 100 metri quadri a Dubai, disegnato in modo ultra efficiente da Norman Forster, a uno spazio di 70 metri quadri ad Abu Dhabi, opera di un architetto con la passione per l’irregolarità, gli angoli e le nicchie inusabili, ha creato qualche problema con l’arredo. Nulla di irrisolvibile, ma ci devo ancora lavorare.
Il vantaggio di essere in riva al mare, con decine di km di passeggiata, e avere una piscina olimpionica dove ricominciare ad allenarmi, solo due piani sotto, mi ha riportato indietro nel tempo di almeno una dozzina d’anni, quando ero venuto ad abitare esattamente nello stesso building.
Abu Dhabi è più vivibile di Dubai, più tranquilla, meno traffico, con una vita sociale più normale. È anche decisamente meno cara: il risparmio sull’affitto, in un mercato immobiliare non drogato dagli acquisti di Russi e Chinesi come quello di Dubai, supera il 50%, e son palanche!
Mi ero promesso di ricominciare una vita sana e sportiva, e sono on track, con dei buoni risultati.
Perso oltre 15kg di peso in meno di tre mesi, mi sono imposto una disciplina talebana nell’alimentazione (mangio solo una volta al giorno in modo ultra-sano e low-cal), ho rinunciato totalmente a vino, frizzantini e birrette, e faccio una valanga di sport (quasi tre ore al giorno): mi pare di utilizzare al meglio questa lunga vacanza che mi sto concedendo dopo oltre quarant’anni di lavoro nel mondo corporate.
Fatto una scappata a Singapore, dove ho trovato anche le mie foto pubblicate nel libro celebrativo dei fotografi Singaporeans, e respirato nuovamente l’aria di Chinatown e Little India. Ho in programma di tornare in Asia a fine Gennaio per un paio di settimane vagabonde in Indocina.
Fotografia. Si, l’unico neo del vivere in Middle East è la fotografia, o meglio la “mia” fotografia, dove la presenza di individui nelle immagini restituisce delle storie umane.
Qui non la prendono bene se uno grosso e (semi)pelato ti scatta una foto. Privacy? Timore? Diffidenza? Sicurezza? Non lo so, ma so solo che non scatto quasi nulla: accontentatevi quindi di qualche “cartolina” del posto che per me è “casa”.
Stay tuned!





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