Finalmente sono tornato alla routine.
Una quarantina d’anni fa, quando scandivo slogan tipo “la creatività al potere“, “una risata seppellirà il sistema“, e altri aforismi extraparlamentari in odore di comunismo romantico, mi sarei martellato le gonadi al pensare di poter trovare piacere nella ricorsività quotidiana alla “Giambattista Vico ogni 24 ore”: oggi invece la apprezzo.
Tornato nel paese dei Castelli di Sabbia, che alla fine è casa per me, malgrado i tentativi di apparizioni semi-frequenti nella Democratic Republic of Spritz in via Lomellina.
Tornato a macinare sport tutte le mattine, anche se comprendo i bagnini che mi guardano con odio, infreddoliti sotto strati di giacche: l’unico pirla che nuota all’aperto alle 6, quando è ancora buio nero, se non fosse per le luci della City of Lights alla faccia del carbon foot-print.
Tornato, ovvio, in miniera. Se ne sono accorti tutti, che ho tirato quattro o cinque sventole da far fischiare l’aria. Qualcuno ha commentato “ma è incazzato di suo o ha 20 unghie incarnite?“, e questo vi da una misura.
Tornato dai miei pusher di verdura, e di pesce: stamani al banco del mercato di Al Mina mi davano per apparizione mistica, mentre camminavo non sulle acque, ma su tonni e gamberoni, nel solito troiaio del Venerdì mattina.
Tornato (come mi piace l’ἀναφορά non potete capirlo, quasi più del Sangiovese) a girare in compagnia della Signora Tedesca a Telemetro, con di un vetro nuovo f1.1, e della Vecchia Geisha F3, anche lei con un occhio f1.4 35mm appena arrivato, raccattato su eBay in Giappone.
Foto? Ovvio, tornato ad Al Mina Fish Market …








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