Il ritmo narcotico del mantra è inequivocabile, come lo sono l’accompagnamento di tamburi e piatti, e gli sguardi estaticamente persi dei praticanti: ” Hare Krishna” è entrato ancora una volta sulla mia strada, ieri, mentre stavo uscendo dal sacerdote della Signora Tedesca a Telemetro, aka Ryu.
Sono veramente inossidabili, resistono alla scomparsa dei dinosauri, dell’animismo psichedelico, dell’Unione Sovietica. Superano indenni il riscaldamento globale e le crisi economiche globali. Attraversano, sulla tavola da surf a forma del loro vishnuismo, i bitcoin e l’ultima presidenza americana.
Mi hanno fatto venire i mente degli altrettanto inossidabili musicisti, che hanno anche registrato un brano con Hare Krishna, i Fugs: penso di essere uno dei pochi al mondo che possa ricordarli, ma solo grazie alla mia passione per le poesie di Allen Ginsberg, al quale erano legati.
Band di “rock satirico”, formatesi nei primi anni ’60 con Ed Sanders, Tuli Kupferberg, e Ken Weaver, hanno pubblicato a partire dal 1965 e fino al 1969 qualche disco, distinguendosi soprattutto per protestare su qualsiasi argomento contro l’establishment Americano dell’epoca: dalla Viet-Nam War alla liberalizzazione delle droghe, alla zuppa Campbell.
I componenti si sono poi dedicati a progetti individuali fino ad una reunion nel 1984 mi pare, e per gli ultimi 35 anni hanno fatto periodiche e “inossidabili” apparizioni, compreso un recente “esorcismo” dinnanzi alla Casa Bianca (vedi filmato nei commenti).
Foto? Gli “hare” ieri, in Cordusio ….




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