Stamani stavo consolando un pedalino, orfano del suo paio, che garriva triste sullo stendibiancheria.
Ho cercato per terra, dietro la tenda e dentro la lavatrice. Come già ho avuto modo di raccontare, i pedalini sono dotati di vita propria e di totale irrazionalità riescono a tenderti dei tranelli, al cui confronto i giudici delle Corti Tribali sono degli edotti legulei latini. Nessuna traccia.
In un impeto di irrazionalità, che mi ha fatto dubitare di avere il freddo ordine mentale che mi si chiede per guadagnarmi lo stipendio, ho cominciato a chiamarlo a voce alta, condendo la frasi con bestemmioni a colorire. Ma non è bastato, e ho cominciato a parafrasare The Clash, in una parodia di London Calling.
Mau calling the faraway socks, Now shoes are polished and laces down
Mau calling the under-bed, Come out of the cupboard you socks and soles
Mi sono reso conto che la situazione poteva degenerare da “teatro dell’assurdo” a “cerimoniale voo-doo”, ma il “Mau Calling” mi è rimasto in testa per tutta questa mattina, fino a quando un’idea di come usarlo si è fatta strada.
Mau calling all friends and readers!
Prossima settimana sono in Italia, a Milano: mi piacerebbe offrire da bere a chi si troverà Mercoledì (1 Novembre) ATTENZIONE, spostato a Giovedi 2/11 sera dalle parti della Democratic Republic of Spritz aka Cooperativa La Liberazione in via Lomellina, tra le 19:30 e le 22. Nessun motivo particolare, solo la voglia di un bicchiere di Sangiovese tra amici per ricordare che la vita è bella.
Chi c’è?
Foto? Ovvio, dall’archivio sulla Democratic Republic of Spritz …







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