“Abdulla Foodstuff” mi dice una sbiadita insegna, mentre arranco in una luce contrastata dall’assenza di mezzi toni: da una parte la notte nera, e dall’altra le fotoelettriche abbaglianti, alimentate da generatori che scoppiettano in un casino tale che paiono silenziati.
“Foodstuff“, “roba da mangiare“, che “generi alimentari” non rende l’idea.
Io sono l’eccezione, in una presenza umana dicotomica: da un lato chi è arrivato dal Kerala (stato Indiano che fornisce qualche milione di lavoratori alla base della piramide) e vende frutta e verdura. Dall’altro dei compratori, contraddistinti dal lungo abito bianco a segno della modestia insegnata dal profeta, con degli enormi SUV dalla cilindrata navale, lasciati accesi a garantire una temperatura interna consona all’azoto liquido.
Mi muovo ignorato sia dagli uni che dagli altri. Ma entrambi si scansano, a segno di rispetto per le mie spalle e la mia stazza più che per cultura ed educazione.
Qualche scatto, con il sensore che pigola pietà in balia di luci e neri ….








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