I giochi mi son sempre piaciuti poco, con una temporanea eccezione per dama e scacchi: non sono stato contagiato dalla briscola, dallo scopone o scala-40, dal Monopoli o dal Risiko che – negli anni del liceo – era un imperativo. Mi annoio. Sempre stato più incline all’attività, soprattutto se all’aperto.
Non fa eccezione il Mahjong, che vedo giocato con costanza dai classici 4 partecipanti soprattutto in China. Le regole che guidano le 144 tessere che compongono il “mazzo”, i quatto venti che dirigono il gioco in modo cardinale, i dragoni, i fiori e le stagioni che danno un senso allo seguirsi di mani mi lasciano un’espressione decisamente perplessa sul volto: non che mi ci sia mai applicato, ma ho deciso che vivo bene anche così.
Cosa che invece mi affascina è il non essere percepito come un intruso quando, curiosando tra alley di quartieri che – a confronto – fanno del Quartiere Maddalena a Genova un posto di vialoni e giardini parigini. E questo malgrado le mie dimensioni ragguardevoli, che ogni tanto mi fanno incastrare le spalle tra i muri di due case che si fronteggiano in un viottolo denso di biciclette, fuochi di cottura e panni stesi sotto una pioggia che ti lascia anche il fegato bagnato.
Foto? Ancora una volta la curiosità mi ha spinto ad esplorare pezzi di Shanghai che si stanno perdendo …





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