Quando mi hanno chiesto “Mai provato la hot pot che prepariamo qui a Shanghai?“, ho lasciato che il mio sperimentalismo alimentare trionfasse sull’idea di invece dei pan-fried dumplings che mi stavo sognando da ieri. Pessima cosa, cazzo.
Pessimissima cosa poi, nel momento in cui ho visto un tipo fuori dal locale lavare le pentole nel rigagnolo a fianco del marciapiede.
Una pentola con al centro una sorta di tronco di cono in metallo, alla base del quale vengono messi pezzi di carbone acceso: acqua tutto intorno, a sfrigolare al contatto con il metallo (arrugginito, ma da il sapore – mi si dice). Dentro ci metti pezzi di verdura, di tofu, degli involtini dal sapore di fieno appena tagliato, e strisce di montone macellato di fresco: qui mi son ricordato i pezzi di carne che garrivano al vento nel River Market, di cui parlavo ieri in questo post.La fame e’ un filo passata.
Pessimerrima cosa gli stacciati di montone che sono arrivati sul tavolo, dall’odore in poi.
Son diventato vegetariano di botto. Credetemi. Al diavolo lo sperimentalismo.
Foto? Hot Pot time in Shanghai …





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