Ci sono alcune cose delle quali sento la mancanza quando giro a spasso per il mondo, malgrado sia un campione di adattamento e acclimatamento istantaneo sin da quando l’aereo tocca la pista.
No, non sono i miti della tradizione culinaria italiana: non mi manca un buon piatto di spaghetti, e nemmeno il caffe’, che bevo sempre piu’ di rado, preferendogli invece qualche tea, che sto arrivando anche a portarmi dietro in valigia. Ma (e cominciare una frase cosi’ e’ da criminale, lo so), ma la cosa stana e’ che qui in China mi mancano gli occhiali.
No, non quel paio consunto di occhiali da lettura che mi sto portando appesi al collo da qualche anno, che denunciano con un +1.5 il fatto che sto diventando jurassico. Mi mancano gli occhiali per navigare, mi manca Google.
Ormai il motore di ricerca di Mountain View mi e’ entrato nel DNA, e sin dalla sua prima apparizione, e’ simbiosi: qui, in China, nulla. Bloccato.
E anche piccole cose, cercando di usare le alternative poco credibili e molto meno sviluppate, diventano complesse.
Foto? Nessun occhiale, li riservo per quando vi parlo dei litri di tea che mi son bevuto, imparando che ci siano gli “animali da compagnia in argilla per non bere da soli“, ma solo la scritta un po’ comica sul fondoschiena di una ragazza nel River Market ieri …



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