Aeroporto di Praga, 5:30 di mattina. “Dobre, Anglicka snidane, veije michana”, articolo con incertezza, “kava” aggiungo anche a completare quella che dovrebbe essere un’ordinazione per un breakfast all’inglese, con 2 uova strapazzate e caffΓ¨.
Sono arrivato 46 ore fa, e ho passato il tempo a parlare con colleghi che hanno quel tipico accento post-sovietico, ingentilito dalla naturale ritrosia della popolazione Checka, che li fa esprimere sempre in un sottotono, e abbassando leggermente lo sguardo, quasi a timidezza. Si, ho hanche glorificato l’abilitΓ storica nel produrre una grande birra, la Pilsner Urquell che, devo riconoscere, bevuta qui, fresca e spillata con maestria, in gotti importanti e pesanti, ti da una sensazioneΒ impareggiabile e ineguagliabile.
Ho passeggiato nel centro la sera, rivedendo la bellezza spettacolare di questa citta’, insieme ad una densita’ di belle ragazze lungigambe che fa plaudire l’elica locale di DNA quasi fosse una vittoria calcistica in un derby. Dovro’ tornarci un po’ di volte nei prossimi 6/12 mesi e – nessuno si offenda – ma rispetto a Luanda, Lagos, e altre amene destinazioni, mi nasce il sorriso sulle labbra.
Foto? Poco tempo e niente Signora Tedesca, ma qualche dettaglio di iPhone …





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