Il National Institute of Standard Technology stabilisce il confine tra “raffreddamento” e “criogenia” a -180°c, dove il punto di ebollizione dei gas permanenti (azoto, elio, ossigeno e anche la miscela dell’aria) rimane più basso, mentre si liquefano rimanendo ragionevolmente stabili altri gasi quali il freon.
Stanotte alle 3 stavo facendo l’equilibrista su quella soglia: farlo poi in un paese equatoriale, dove l’inverno (da Maggio ad Agosto) rasenta la temperatura minima di 16°/18°c, è un’insonnia nell’ossimoro più puro.
Sono a Luanda, in Angola. Nuovamente. Cazzo.
Ho deciso di abbandonare le terapie di malarone, e per difendermi dalle infezioni di Plasmodium attuo dei rimedi meccanico-ambientali contro le zanzare che ne sono il veicolo di diffusione: ciabattate sui muri e aria condizionata al minimo. Ho forse esagerato con il contesto ambientale, e stanotte mi sono svegliato per un freddo veramente troio.
Sveglio alle 3 di mattina: il momento giusto per farsi qualche domanda, visto che l’assenza prolungata da queste pagine digitali è motivata da turni lunghissimi nella miniera che mi paga il viatico più che di inaridimento ispirato.
Guardare fuori dalla finestra e vedere poi il Porto di Luanda, ricordare l’hot-dog penso di roditore (e non si parla di coniglio) che ho ingollato la sera precedente, non aiuta a darsi risposte coerenti ma solo ad articolare sommesse bestemmie, prima di cercare nell’armadio una coperta che recava ancora lo stemma degli aiuti Cubani alla rivoluzione di Neto.
Foto? Il cielo sopra Luanda (fotografato mentre scendevo col sigaro volante), e quello che ho visto stanotte …





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