Il risveglio di stamani, in un ostello a Sandton – nel nordest di Johannesburg in South Africa – Γ¨ stato paragonabile a quello di chi, con insana perversione, abbia baciato una cipolla per tutta la notte.
Lasciato Singapore la scorsa settimana, passato dal Paese dei Castelli di Sabbia, spalancato la bocca davanti al mio dentista a Milano che ha scosso la testa dandomi un appuntamento piΓΉ serio, percorso verticalmente il mappamondo per arrivare quasi in Finis Africae (ma il prossimo giro mi voglio spingere fino al Capo, che manco da qualche anno): ieri sera ho decisamente sbragato alimentarmente.
Quando ho visto nel menu degli antipasti “sliced tomatoes and onions” mi son tornate in mente le polemiche con Carlo (vedi questo post) sul fatto che bisognasse mangiare solo la parte piΓΉ interna del disco concentrico di cipolle rosse, cosparso con una presa di sale, e possibilmente con un goccio di buon olio sopra.
Mi son fatto prendere dall’entusiasmo e ho accompagnato le cipolle rosse che sono arrivate al carpaccio di antilope, all’avocado con i gamberi del Mozambico, alle costine di manzo al miele e peperoncino, al formaggio alla piastra. No, sulla rib-eye di brontosauro non ce le ho messe, visto che avevo ordinato una generosa porzione di cipolle fritte.
Stamani ho visto la macchina Espresso come il Sacro Graal.
Foto? Quelle scattate ieri sera, dentro il Butcher Shop Grill a Mandela Square, con la cameriera chinese che parlava con accento Afrikaans e ripeteva a martello le cose 3 volte di fila prima di accendere l’apparato uditivo, sono sulla pellicola Kodak TMax 400 che ho ancora in macchina: finisco il rullino e lo sviluppo nel weekend.
PerΓ² (e se comincio una frase con un avverbio cosΓ¬ a freddo abbiate compassione del mio stato comatoso) il caffΓ¨ sul tavolo meritava uno scatto con l’iPhone …



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