“Mau, you are going to set the cat among the pigeons“, mi dice al telefono un’amica nata in Texas ma che ha poi ha candeggiato i jeans (che “bagnare i panni in Arno” qui, nel suo caso, non si addice) a London, poi in Germania, in Australia e infine anche nel Paese dei Castelli di Sabbia, riuscendo adesso ad essere un minestrone culturale giusto anche di sale, e un cocktail di accenti che pare di sentire una versione radiofonica del National Geographic.
“Mandare un gatto tra i piccioni” significa fare/dire qualcosa che crea una serie ragguardevole di problemi, grattacapi o addirittura astio ad altri. Se non fossi attento al linguaggio che uso direi che “sto scassando i coglioni a un nutrito e vasto gruppo di persone“, ma questo non potrei mai scriverlo in un blog attento come questo.
“Cara amica mia, pare questo sia il mio lavoro e a prenderlo seriamente si pestano un po’ di calli” le rispondo, piantandoci un maccheronico “step on someone’s foot callus” per vendicarmi culturalmente della sua americanata con i gatti e i piccioni.
Foto? Ovvio, un piccione in piazza mercanti quasi un mese fa (ma sviluppato ieri sera) …



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