Rileggendo il post di un paio di giorni fa sull’anziano che si esercitava con collane di legno lungo Orchard Rd. a Singapore, mi è venuto in mente anche lo Yum Cha, la tradizione di andare a bere tea e mangiare piccole porzioni di cibo, il dim sum, solitamente serviti in canestri per la cottura a vapore: definiamolo una sorta di asian-brunch che affonda le sue radici nella cucina Cantonese del sud della China.
A Hong-Kong e in quasi tutte le città del Guangdong si può cominciare a gustare il dim sum dalle 5 di mattina in poi, ed è usuale vedere chi si rifocilla con la colazione dopo aver svolto gli esercizi mattutini. A Singapore, Shanghai, Beijing è invece usuale vedere un tipo obeso, pelato, solitamente vestito da bravo ragazzo con i pantaloni della prima comunione, camicia giacca e cravatta, ma talvolta anche pesantemente “grunge” con braghe corte, polo pataccata e macchina fotografica in mano, che si esercita nell’arte di mangiare i ravioli al vapore senza ustionarsi con il brodo bollente che vi è racchiuso.
Scorso weekend non ho fatto eccezione: con la mia ospite abbiamo ordinato 10 ravioli al granchio, 10 al maiale e 2 al tartufo. Il tutto accompagnato da tea, stavolta stranamente servito ad una temperatura lontana dalla solita al limite della fusione della ceramica: si vede che qualcuno gli ha fatto causa dopo essersi bollito la lingua e adesso come dentifricio usa solo mostarda e salsa verde.
Foto? L’elogio del raviolo da Din Tai Fung ….





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