Chuli Kampong non esiste più sulla piantina di Singapore: nell’attenta pianificazione urbanistico-etnica del “Jackson Plan” realizzata nel 1822, conosciuta anche come “Plan of the Town of Singapore”, era il quartiere destinato all’immigrazione Tamil e posizionato al confine con China Town.
La segregazione etnica imposta dall’efficienza coloniale inglese però doveva fare i conti con i sempre maggiori volumi di nuovi residenti, che cominciarono a spostarsi e est del Seragoon River (che tutt’ora offre un buon rischio di Dengue Fever), proprio al confine con Kampong Glam: nasceva Little India, che ancora oggi mantiene una forte connotazione Tamil.
Little India (qui qualche foto a colori della zona) è però più famosa nei nostri giorni per il Tekka Market (vedi questo post): affollato momento di realtà asiatica in una città che invece tende spesso all’asettico. Little India è un continuum spazio-temporale-olfattivo che ti fa passare dall’area dei generici con gli olii più strani in bottiglie di plastica, a quella con celenterati rinsecchiti, alle verdure, al pesce e carni assortite, a tessuti e canone votive per l’universo Hindu di divinità semi-antropomorfe e annodate in posizioni da crampo.
Foto? Ho scattato i primi rullini con la MP, sviluppati ieri notte e velocemente scannerizzati stamani dopo la nuotata …






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