“Il solfeggio (da solfa, composto delle note musicali sol e fa) è una pratica che consiste nel leggere, ad alta voce e a tempo, uno spartito. La pratica del solfeggio è utile per i musicisti neofiti, e aiuta a prendere dimestichezza con lo spartito, le note, e più in generale con le suddivisioni temporali, con particolare attenzione a situazioni inusuali (sincopi, ritmi irregolari). Il tempo viene normalmente rappresentato mediante movimenti delle mani, che variano a seconda del metro e che si ripetono ogni battuta. Tale pratica è utile anche ai musicisti più esperti, in particolare serve loro nello studio di passaggi particolarmente elaborati.” [Wikipedia]
Ieri sera io e Visar ci siamo concessi un’ora di solfeggi, entrambi scattando con Leica Q, macchina divertente ma che comunque non riesce a farmi innamorare e rimpiango sempre la purezza della M, la mia Signora Tedesca a Telemetro.
L’ho portato nell’unico posto qui vicino dove si può scattare qualche immagine senza problemi, anzi, se sei educato e gentile e chiedi il permesso, molti dei soggetti sono anche contenti di generare un po’ di attenzione: prima abbiamo girato nei negozi del Mercato Iraniano tra pentole e cianfrusaglie che un negozio di “casalinghi” può avere da queste parti del globo, e poi nel mercato del pesce dove trovo anche chi mi ha pulito il dentice l’altro giorno.
Foto? Giocare un po’ con diaframmi, tempi, profondità di campo e mossi, per costruire qualche immagine che ti racconti la storia di qual momento, che ti faccia immaginare anche l’odore dell’aria ….















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