Sto dormendo in quello che una volta era il quartier generale della delegazione Cubana in Angola, nella parte “pavimentata” della città e difronte alla stazione marittima: di qui da una parte continua il lungomare, per arrivare a girare nella baia creata dall’Isla, dall’altro si arriva al porto, al polo logistico e più in fondo alla zona delle raffinerie.
Come è giusto che sia è la stagione delle piogge e l’Angola mi ha accolto con un volo da vomito durante tutto l’attraversamento dello spazio aereo della DRC (Democratic Republic of Congo) e poi nel percorso di avvicinamento a Luanda. Atterrato, esibito prima il libretto internazionale delle vaccinazioni con la conferma che mi son fatto inoculare i virus rielaborati necessari a cercare di non contagiarmi da queste parti, e poi il passaporto.
Questo (il mio passaporto) ha destato prima l’interesse e poi l’ilarità generale per l’uso praticamente totale di ogni spazio disponibile e solo dopo accurati studi di simulazione ci siamo accordati sui 3cm quadrati dove stampigliare l’inchiostro che certifichi io sia entrato nel paese legalmente: se c’è anche un timbro da fare in uscita e trovo uno tignoso son fottuto e rimango qui finché l’ambasciata mi rimanda un altro libretto.
Due giorni di lavoro: stamani mi son alzato che era ancora buio e poi ho scattato questa foto con l’phone …



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