Tra gli incontrovertibili segnali del fato che preannuncia una sfiga cosmica durante la giornata, mi fa dispiacere annotare quello del “pedalino ammainato”.
Sono ancora oggi a Casablanca.
Stamani mi stavo vestendo “da bravo ragazzo” con camicia stirata, pantaloni con la riga, cravatta intonata, blazer e scarpe inglesi belle pulite: malgrado la qualità delle mie prestazioni intellettuali non cambi affatto, la gente tende a non prendermi seriamente con un paio di braghe corte stropicciate, una polo sgualcita e piedi nudi, ma non sono qui a lamentarmi sulle convenzioni comuni.
Mi sono infilato un pedalino nel piede destro, e poi uno nel sinistro a chiaro segno di democrazia parlamentare. Entrambi arrivano esattamente sotto il ginocchio.
Dopo pochi secondi ho sentito il sinistro cominciare lentamente a scendere: subito mi son chiesto se Dalema avesse rilasciato qualche altra dichiarazione. Poi è stato seguito anche da quello destro, con maggiore rapidità però: con una sorta di colpo secco di ghigliottina si è afflosciato sulla caviglia. Ovvio fosse l’ultimo paio di calze che avevo in valigia: no contingency plans, cazzo.
Mi son guardato allo specchio e mi è venuto in mente il musical Les Miserables. Se un pedalino ammainato segnala sfiga incombente, due pedalini alla caviglia sono un segno che la catastrofe è imminente.
Ho raccattato Seneca da un cassetto polveroso della mia mente, e dalle Lettere a Lucillo mi sono detto “Imperare sibi maximum imperium est” (Comandare a se stessi è la forma più grande di comando) e ho aggiunto “Va tutto bene, ovvio. Cazzo”.
Foto? Mi si è chiesta un’immagine della birra Casablanca …



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