“…. “Who-e debel you?“-he at last said-“you no speak-e, dam-me, I kill-e.” And so saying the lighted tomahawk began flourishing about me in the dark.
“Landlord, for God’s sake, Peter Coffin!” shouted I. “Landlord! Watch! Coffin! Angels! save me!”
“Speak-e! tell-ee me who-ee be, or dam-me, I kill-e!” again growled the cannibal, while his horrid flourishings of the tomahawk scattered the hot tobacco ashes about me till I thought my linen would get on fire. But thank heaven, at that moment the landlord came into the room light in hand, and leaping from the bed I ran up to him.
“Don’t be afraid now,” said he, grinning again, “Queequeg here wouldn’t harm a hair of your head.”
“Stop your grinning,” shouted I, “and why didn’t you tell me that that infernal harpooneer was a cannibal?” …”
L’estratto viene dal terzo capitolo di Moby Dick, romanzo del 1851di Herman Melville quando il protagonista Ishmael incontra l’uomo che sarà poi presente in tutto il libro, l’arpionatore Queequeg: cannibale, gigante tatuato, figlio del capo di Kokovoko, un’isola del Sud Pacifico, che ha abbandonato la sua tribù per visitare il mondo.
Queequeg è anche il nome del Tattoo Studio dove Gianmaurizio Fercioni da ormai quasi 6 decenni lavora inserendo inchiostro sotto la pelle, creando ricordi, testimonianze e cazzate che durano per tutta la vita. Ieri, per la terza volta, io e la Cami siamo andati a farci scrivere un altro pezzetto di storia: lei su un polso, io sulla spalla.
Il posto è una porta che ti trasferisce in un differente universo spazio-temporale: entrando passi in un’altra vita dove (forse) un po’ di follia supporta la passione. Devi immedesimarti in tempi, riti e linguaggi che ne sono propri.
Passi la prima ora a rifinire il disegno e la sua posizione, fino a quando ne vedi uno trasferito sulla tua pelle. Poi si preparano le macchine, gli inchiostri e il maestro tatuatore che, indossando i suoi guanti, comincia ad assestarsi in una posizione e disegnare qualcosa che ti resterà per sempre. Chiacchiere, scherzi, ricordi, storie, dolore: fa tutto parte del rito.
Prima io poi la Cami, per qualche ora. E poi siamo usciti, contenti di aver fatto questo assieme, per la terza volta in questi anni.
Foto? Ovvio, i momenti di ieri, e alcune delle immagini sono state scattate da Camilla …














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