Stamani mancavano pochi minuti alle 6 quando sono uscito all’aperto per raggiungere la piscina: la sensazione di calore umidiccio e appiccicaticcio mi ha investito come se una mano mi avesse stretto la gola. Non si respira, non c’è manco un alito di vento che dia quella sensazione di passare dietro ai reattori di un A380. Nulla, non si muove una (rara) foglia.
Entrato in acqua ho capito che la regola che impone alle piscine di mantenere una temperatura massima di 28 gradi, per una questione di sicurezza e salute, è stata ampiamente disattesa: l’orologio mi segnalava 34 gradi e temo non si stesse sbagliando affatto.
Concludere il minimo sindacale di allenamento (800m stile solo braccia, 400m rana solo braccia e 400 misti) è stato uno sforzo di concentrazione e di dedizione cieca al tentativo di mantenere il mio fisico in movimento: avevo la sensazione di sudare e a ogni bracciata il respirare introduceva una miscela simile a quello che può essere l’interno di una pentola a pressione mentre stai preparando il brodo di cappone per natale.
Ho esposto una circostanziata lamentela alla gestione degli impianti sportivi del complesso “Cazzo, potevate avvisarmi che avete deciso di non raffreddare l’acqua, almeno venivo giù con una carota infilata (ho lasciato alla fantasia il dove – ndr), una cipolla e un paio di gambi di sedano e due patate“. Ovvio che il riferimento sarcastico brodo-culinario non sia stato colto.
“Sir, you can have food in your residential unit, not in public as we are still Ramadan” mi ha risposto in modo serio, circostanziato e riprorevole il tipo. Inutile insistere, gli ho detto “Lap-pool too hot!” e lui “si, dovrebbe essere a 28 gradi ma è più calda, abbiamo avvisato il management“: scaricabarile peggio di un camallo a Genova.
Foto? poca fantasia e iphone ieri pomeriggio, tornando a casa ..





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