Guardo il cielo d’Africa mentre il sole tramonta e, sin dalla prima volta, non riesco a staccare lo sguardo dall’affascinante sviluppo di tutte le tonalitĂ di colore che passano dal giallo al rosso all’indaco al blu piĂš profondo.
La stanza dove dormo appartiene alla storia di un altro South Africa: una volta larga magione del Morningside Manor, oggi i proprietari hanno diviso l’abitazione principale, le stalle e i due padiglioni ricavando una quindicina di camere che sono un salto spazio-temporale con dei vecchi divani attorno a un caminetto, delle persiane in legno che lasciano vedere il giardino davanti e un contorno di quadri e affreschi che passeresti la notte a osservarli.
Le lampade non illuminano, scontornano docilmente i mobili, crepati dal tempo, e ti gettano macchie di colori sui tappeti in lana.
Unica concessione alla modernitĂ un calorifero. “Sir, it’s freezing” mi dicono, ignorando gli inverni che ho passato a Mosca o le puntate di lavoro in Mongolia dove ho provato per la prima volta la sensazione di scendere solo i -50°c.
Sul tavolino un’ampolla di rosolio ….





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