“Ma che bel agnello che è!”. L’età, unita a una vita che non deve essere stata particolarmente sana con i chiari segni dell’uso di droga che marcano il viso e le braccia, le conferiscono un’aria da personaggio di Bukowsky.
“Guardi, non per fare polemica gratuita ma sarebbe un cane, e per di più femmina e comunista” le rispondo.
Siamo in via Banchi e Beria sta arrancando verso Campetto dopo il rituale giro del Porto Antico a Genova: con le 7 della mattina la città comincia a svegliarsi mentre c’è ancora il fresco della notte che si stropiccia gli occhi sbadigliando e la macala del giorno non è ancora arrivata.
“E allora che differenza fa?” insiste, mentre il top che le lascia scoperto un filo di pancia sopra una crudele minigonna, va a denotare una struttura fisica ad anfora che raccomanderebbe un abbigliamento più castigato per il metro e mezzo di altezza.
“Non voglio fare il precisino, ma l’agnello è un mammifero della famiglia dei bovidi, e fa parte del genere degli ovis, è quindi forse imparentato con una mucca, mentre Beria è un canide e ha il suo cugino prossimo nel lupo: l’agnello è vegetariano e il cane è tendenzialmente carnivoro o onnivoro grazie ai pasti di crocchette che oggi si offrono agli esemplari domestici”.
“Beh, anche io conosco un ristorante vegano”: la sua risposta mi fa capire che siamo ancora in alto nella curva chimica, ed è inutile cercare un dialogo quando le molecole colpiscono a sberloni le cellule celebrali e fanno dei gran danni.
“Si, e la zoologia bisogna chiuderla che non è giusto tenere gli animali dietro le sbarre, giusto?”, mi pare consono a questo punto mantenermi in sintonia dialettica, ma non volendo prenderla in giro.
“È vero. Senti, bello, mi stai simpatico tu e il tuo agnello: non è che hai 5 euro da darmi per fare la spesa?”. “E se ti stavo antipatico pensavi avessi un facocero al guinzaglio e me ne chiedevi 10, cazzo?”. Mi farfuglia una risposta tra i pochi denti che l’eroina le ha lasciato e mi abbandona carcollando verso Sottoripa.
Foto? Ieri son passato per Via di San Bernardo e mi è caduto l’occhio su una scritta epicurea che si richiama al “Carpe Diem”, ma con una visione un filino più ossianico-cimiteriale ….



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