Il processo di “domesticizzazione” (il “sentirsi a casa“) nella sandbox prosegue con uno scarso successo devo ammettere: mi ci sto mettendo d’impegno ma mi mancano una valanga di cose cui ero abituato, a partire dalle chiacchierate mattutine con il quadrupede vetro-comunista che ha ancora delle chiare difficoltΓ a conversare su Skype e si lecca lo schermo del Mac di Cami che Γ¨ una bellezza.
Sto dando un minimo di regolaritΓ a tutti i processi (lavatrice, piatti, rifare il letto, pulizie di fino il weekend, spesa e cucinare) ma ho capito che devo insistere con qualcosa di piΓΉ tangibile. Devo cercare una serie di ancore che mi facciano assicurare a questo proto per il numero di anni che ho deciso di rimanerci.
Non avevoΒ mai comprato una pianta in vita mia, e quando me le hanno regalate sono morte dopo una veloce agonia nella quale non capisco quando bisogni innaffiarle, metterle al sole, tenerle all’ombra, potarle, invasarle, svasarle, girarle o spolverarle. Sono giunto alla conclusione che non ho nemmeno il pendolo o il minolo verdi, figurati l’alluce: del pollice poi si parla in un’altra galassia. Quando lo sguardo umido del tipo nel Mina Market, dietro il Souq Iraniano mi ha detto “Please” ho pensato che avrei dovuto fare un tentativo perΓ².
Adesso ho “Nino” in casa, intitolato a Nino Bixio, rivoluzionario combattente che dalla Giovane Italia in poi ha attraversato il Risorgimento Italiano per andare poi a morire di colera a Sumatra, mentre guidava una spedizione mercantile verso l’odierna Jakarta.
Ah, “Nino” Γ¨ un ficus benjamin.
Foto? Il posto dove io e Nino ci siamo incontrati …





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