Un paio di persone si son preoccupate: una settimana che son tornato nella sand box e son stato inghiottito.
Si, dopo due settimane a spasso tra Africa e China, il ritorno a casa è stato caratterizzato dai numeri del salvacoda terminati e da una serie di giornate che hanno dato sul cazzuto nero. Capita.
Oggi ho cominciato faticosamente a risalire la china. Sono andato dalla ragazza russa che gestisce il negozio di alcolici Saadyat e mi son comprato una bottiglia di Sangiovese e una di bianco Siciliano che adoro: da quando le ho regalato gli occhiali da lettura che stavo usando mi fa sempre un sensibile sconto, prima volta che un’iniziativa presbite o miope che dir si voglia ha un risultato acuto.
Poi ho fenduto (?, come sarà il participio passato di “fendere”? forse ha ragione la Cami che sostiene io pensi troppo in inglese), comunque ho attraversato la folla del mercato del pesce di Al Mina nello Zaied Port e mi son fermato da quello che è stato eletto a mio pusher personale di prodotti ittici dal Golfo Persico e dal Mar dell’Oman, il “Banco 10”.
Ho raccattato 4 “giant tiger prawns” pescati meno di tre ore prima al largo di Ras Al Ginz e un’altro crostaceo così fresco che stava tentando di sfuggire al suo destino indossando delle scarpe da running sulle 10 zampe: un trionfo per la tavola che ho cominciato a pregustare annusando la freschezza incredibile di entrambi i sacchetti.
Ho affidato il tutto nelle mani dello zio del mio “sfilettatore” di fiducia, visto che lui stava lottando con 4 cernie di un Somalo incazzosissimo.
Gli “sfilettatori” mi prendono dalle mani i sacchetti e, in una condizione di igiene a 40°c che alcuni guardano con perplessità, puliscono e preparano i miei acquisti con un’arte incredibile: squamano, aprono, eviscerano, puliscono, tagliano qualsiasi cosa che possa avere una pur lontana provenienza acquatica.
Oggi si mangia bene.
Foto? Ovvio, “sfilettatori” all’opera, e un’auto parcheggiata fuori dal mercato …







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