Ieri sera la bistecca di brontosauro e il paio di bicchieri di Merlot mi hanno steso come se Mohammed Ali mi avesse scaricato un diretto sul mento. Ho trovato stamani lo spazzolino da denti infilato nel vaso di fiori e la carta igienica con tracce di dentifricio: non voglio sapere cosa ho fatto nello stato di semi-coscienza, e non mi ricordo nemmeno di essermi sdraiato a letto.
Mi è venuto in mente, a oner del vero e a schiaffo morale a chi sostiene che sia ormai un vecchietto, che ho dormito in aereo in 3 delle scorse 5 notti: un diritto costituzionale e biologico ad essere sconvolto è più sancito dal dna che da tempi di recupero, e sfido chiunque a fare un pezzo della mia vita senza collassare in mezzo alla strada.
Ovvio che, caduto in catalessi intorno alle 10, e dopo le mie regolamentari 6 ore di sonno, mi son svegliato fresco come un pesce lacustre che una volta ho visto dalle parti del lago Baykal: era stato pescato da così tanto tempo che il pescivendolo gli faceva massaggio cardiaco e respirazione branchiale per convincerlo a non ammuffire.
Erano da poco passate le 4, ma avevo l’orologio (biologico e fisico) dettato sul fuso orario del Golfo Persico: alzato, lavato, acceso computer e ho cominciato a pestare sulla tastiera con ritmica soddisfazione prima di rendermi conto che non erano le 6, come credevo.
Ho bestemmiato con dedizione, ho alzato gli occhi e ho guardato fuori dalla finestra: ecco cosa ho visto …



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