“Hi Sir, long time no see, holiday?“.”Vacanza un cazzo, Sharif, ho continuato a picconare in miniera, quasi senza tempo per altro: che datteri hai oggi?”
Sharif è il mio pusher locale di datteri e pistacchi, e quando parcheggio davanti al suo banco, nel Mercato Al Zayed di Abu Dhabi già conta i talleri che gli lascerò: conoscenza relativamente recente, ma siamo subito entrati in sintonia da quando ha cominciato a vendermi i Khalasah.
I datteri Khalasah rappresentano la “perfezione” di questo frutto disponibile in queste zone: coltivati in Saudi Arabia nelle aree di Hofuf (Al-Ahsa) e Qatif (Eastern Province), hanno una medio-morbida consistenza e una dose zuccherina non particolarmente elevata che ne fa apprezzare più delicatamente il sapore.
Sharif entra nel retro-bottega ed esce mostrandomi un mastello di Deglet Nour, una vera rarità visto che normalmente vengono coltivati in climi più miti che le zone del Golfo. Me ne fa assaggiare uno e aspetta con un sorriso sornione di vedere l’effetto del sapore non sulla mia propensione all’acquisto, ma sulla quantità a questo punto.
Gliene prendo un chilo, che presto faccio una scappata a casa e voglio educare un po’ di amici a questa delizia. “Sir, mi sono anche arrivati i pistacchi dall’Iran” mi inizia: come non raccattarne qualche manciata, a celebrazione degli accordi internazionali per regolamentare l’uso dell’uranio a poche centinaia di chilometri da qui?
Praticamente esco con l’equivalente di 18 milioni di kilocalorie in un paio di sacchetti. Il danno? Un chilo di datteri e mezzo chilo di pistacchi per meno di 20 euro.
Foto? Pistacchi, Sharif e un “reflected-selfie-Mau” …





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