“Jangan Berdiri Dekat Pintu” recita la scritta sulle porte della metropolitana di Singapore, in lingua Malay. “Stai all’occhio nell’appoggiarti che le porte si possono aprire in entrambi il lati e se sei un filo rincoglionito o addormentato burli giù” potrebbe essere la corretta traduzione.
Era qualche mese che non venivo a Singapore e la sua straordinaria efficenza mi accoglie anche nei giorni che portano al funerale del suo padre padrone,Lee Kuan Yew, che ha disegnato la città stato rimanendo in carica dal 1959 al 1990: scomparso pochi giorni fa, la cerimonia che lo accompagna vedrà la città fermarsi completamente Domenica.
Oggi rinuncio al taxi, sono di buon umore e vorrei evitare qualsiasi turbamento. Tiro fuori la EZ Card, e prendo la MRT al terminal 3: ho ancora $17,5 vedo dal display.
Faccio il primo cambio a Tenah Merah: la East-West Line, la linea verde, mi fa attraversare l’ordinata densità abitativa della città per buona parte in superficie, si inserisce sotto terra solo poco prima di scendere a City Hall per cambiare sulla Rossa, la Nort-South Line che mi porta fino a Orchard, tempio del retail, a due passi dall’ostello dove dormo per il prossimo paio di notti. Quando passo nuovamente la EZ card sul lettore scopro che l’intero tragitto mi è costato $1.17, circa 1 euro.
Mi son sentito a casa.
Si, lo so, mi sento a casa quasi ovunque al mondo, ma mi mancavano gli odori asetticamente asiatici di questo posto, la ciabattina infradito onnipresente e il cellulare, Palmare, tablet che la pressoché totalità degli abitanti tiene in mano, comunicando con l’esterno rigidamente a colpi di Candy Drops, Angry Birds, o di un’insieme di messaggistica che compone il tessuto delle relazioni sociali nell’era digitale.
Mi mancava il disordinato ondeggiare delle persone per strada: distratte dallo schermo, percorrono delle traiettorie ondulatorie spostandosi di quasi mezzo metro verso sinistra e destra in modo inconsulto e imprevedibile. Come ho raccontato in altri post, la mia scelta è più coerente di quella di Togliatti, tiro dritto per la mia strada e faccio rimbalzare asiatici sulle sponde dei miei fianchi, che alle spalle in pochi ci arrivano, grazie ad una antropometria locale che la genetica ha confinato in un’altezza che mi permette spesso di svettare nella folla.
Mi diverto a riscattare qualche immagine sento la MRT, che è sempre una gran bella scenografia di street photography ….







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