Ieri ho deciso di lavorare da casa: doveva essere (e poi è stata) una giornata lunga come la fame e accarezzavo l’idea di passarla in shorts e polo spiegazzata invece che in un semiserio completo da bravo ragazzo con la cravatta che, man mano le ore passavano, si sarebbe ammainata in segno di resa incondizionata.
Stavo anche pensando, dopo l’allenamento della mattina, di farmi una mezzora di nuoto nell’intervallo di pranzo: roba insomma da qualità della vita in impennata peggio che le azioni della Apple alla presentazione del primo iPhone. Mi son seduto sulla sedia di paglia che era in offerta all’IKEA con il tavolo, ho scrocchiamo le dita, schiarito l’ugola ed ero pronto a (quasi) tutto dopo aver aperto le tende e la finestra per un minimo di realismo alla faccia dell’aria condizionata onnipresente in queste parti del mondo.
Alla terza video-call della mattinata c’è stato qualcosa che ha attratto la mia attenzione, troppo grosso per essere un passero.
Due tipi, assicurati da una corda, stavano lavandomi i vetri esterni. Lo stavano facendo in totale serenità malgrado qualche raffica di vento, appesi a circa 150/200 metri dal suolo: ci siamo guardati, mi hanno detto “Good Morning Boss” e rapidi come degli elfi con quattro colpi di straccio e spatola hanno ripulito i resti delle ultime 3 tempeste di sabbia che son passate da quando abito qui. Son stati talmente rapidi che l’idea di fotografarli è arrivata a comandare la mia mano per raccattare la macchina quando ormai erano al piano di sotto.
Foto? Per inaugurare la giornata mi ero anche concesso un cappuccino sotto casa …



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