Alasdair Mhic o ho, Cholla Ghasda o ho.
As do laimh-s’ gun o ho, Earbainn tapaidh trom eile
Chall eile bho chall a ho ro , Chall eile bho chall a ho ro.
Chall eile huraibh i chall a ho ro, ‘S haoi o ho trom eile
As do laimh-s’ gun o ho, Earbainn tapaidh o ho
Mharbhadh Tighearna o ho, Ach-nam-Brac leat trom eile
Chall eile bho chall a ho ro, Chall eile bho chall a ho ro
Chall eile huraibh i chall a ho ro, ‘S haoi o ho trom eile
“Sir, are you feeling ok?” Mi chiede Sheryl, che sforna croissant e dolci assortiti nella caffetteria che ho sotto casa. Non mi sono accorto che nella routine del “porta-le-camicie-a-stirare“, seguita dal “raccatta-la-carta-igenica-che siamo-al-francobollo“, stavo girando con le cuffie addosso e canticchiavo (in Gaelico, che ovvio non conosco) il brano “Alasdair Mhic Colla Ghasda” dei Capercaillie.
Band Scozzese, attiva sin dagli anni ’80 e tutt’ora molto seguita, ha un repertorio dove si mescola la tradizione gaelica con new age, affidandosi al buon gusto dei virtuosismi dei componenti, ma soprattutto alla gran bella voce di Karen Matheson che, malgrado abbia men battuto la pendola dei 50 anni, riesce sempre a incantare (vedi nei commenti il loro brano in versione live).
“Si, grazie, stavo solo canticchiando un brano”. “Non è che vuoi assaggiare i miei croissant? Li ho appena sfornati!”
“Cara Sheryl, sto tentando di perdere peso: se mangio una delle tue bombe caloriche poi devo andare fino a Khalifa City di corsa e ritorno per bilanciare, e non penso di avere il fisico per 38 chilometri di sgroppata stamani”. “Yes sir, you are right, there is a lot of butter, but that is what makes them special“.
Come non fotografare la sua sincerità?










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