China, Kenya, Filippine, Morocco, Romania, Palestina/Jordania, Cameroon: il melting pot di ragazzi che la mattina si occupano del mio cappuccino potrebbe rappresentare serenamente una commissione alle United Nations sulla diversità culturale e religiosa. Non su quella sociale perché, visti i due spiccioli che prendono di stipendio, sono comunque nello stesso cluster di chi fa fatica a tirare avanti.
Ho scattato loro qualche foto e poi sono riuscito, come facevo un po’ di anni fa nel mercati di Deira, a stampare delle copie e a regalargliele: c’è sempre una gioia nella foto “stampata”, “toccata”, “passata di mano in mano” e quasi strappata via dalla curiosità. La gioia di non macchiarla con il caffè, di non spiegazzarla. La gioia di lasciarla per farla vedere a chi entra nel turno successivo.
C’è una gioia che il freddo visore o monitor non può dare, però è l’unico modo di farvi conoscere questi ragazzi che fanno parte spesso del mio quotidiano …







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