“Please have a seat“, ‘Prego, si accomodi’ ĆØ una sorta di litania che mi sento costantemente rispondere qualsiasi cosa io voglia, chieda o debba fare.
Dagli esami clinici all’apertura di un conto corrente, dall’acquisto di un paio di ciabatte all’attendere che il mio take-away sia pronto: se poi considerate che con ‘sto mal di schiena che mi son ritrovato a fine anno, lo stare seduto mi fa un male troio, potete comprendere le risposte sarcastiche che mi trovo a dare.
Nella cultura di questa parte del mondo dovrebbe essere una forma di rispetto, come per dirti “tranquillo, tu ti siedi, ti scaccoli la narice o gratti l’alluce a tuo piacimento e al resto ci penso io, mio signore illuminato, illustre e rispettato“. Nella realtĆ , manco per un cazzo: ĆØ solo un modo di prendere tempo e nascondere l’assenza assoluta di investimenti in processi ad alta efficienza, visto che il costo lavoro si misura in noccioline ed ĆØ più facile aggiungere secchiate di addetti che invece organizzare un buon servizio.
Alla fine se ti siedi, il tipo/la tira tiĀ richiede nuovamente cosa tu voglia, perchĆ© non ha fatto in tempo al primo giro ad accendere il cervello e collegarlo all’udito. Se rimani in piedi e gli dici “no, non mi va di sedermi” lo destabilizzi peggio che se si fosse trovato dinnanzi un tyrannosourus rex con il rossetto vermiglio e la permanente platinata.
Ho tentato di partire in contropiede con una roba tipo “Buongiorno, non voglio sedermi, vorrei questa cosa per favore, eh?”. Mi ha risposto “Please have a seat”. A momenti lo piglio a sberle.
Foto? Il minimo sindacale, e forse qualcosa anche meno mentre stavo facendo due passi (e il bagnino mi aveva appena detto “Please have a seat”) ….



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