Pago il mio Dirham al barcaiolo e mi siedo con gli altri che mi guardano con un misto di timore e curiosità: una bestia pelata che si muove in equilibrio sulla paratia e quando si siede occupa due posti con la larghezza di spalle è comunque una vista leggermente inquietante. Se poi ti sorride con quel faccione espressivo e ti chiede se puoi farti una fotografia, pochi rifiutano: sono sempre indeciso se io generi più empatia o paura.
Sono a Banyas, sul Creek dalla parte del Gold Souq, della Corniche e del molo commerciale dove ho scattato le immagini pubblicate ieri: la barca in pochi minuti mi fa attraversare il braccio di mare e mi scarica sulla sponda opposta. Qui si è ricostruito un vecchio mercato, adesso chiamato Old Souq (o “Suq”) ed è una versione modernizzata e ripulita del Naif Souq che invece esiste ancora dentro la Deira più nascosta e vera a pochi passi da Banyas.
Cammino nel Souq, svicolando qualche plotone di turisti dal quale si stacca un’anziana inglese che con uno splendido accento chiede se le pashmina vengano prodotte localmente: “Indeed ma’am” gli fa il verso il negoziante, con un’aria così volutamente innocente da meritare almeno una citazione per gli Academy Award nella parte del mercante d’aria fritta.
“Yep, they loom wave camel fur, ma’am” gli faccio eco con un sorriso, “si, tessono pelo di cammello, signora“: Lady mi guarda e sorride, il sense of humour britannico prevale e aiuta il buon senso negli acquisti.
Anche il mercante è divertito ma tenta un’ultimo blitz “Madam, Madam, look at me, we have fine goods here“. Incapace di farmi mezzo chilo da fattacci miei, gli faccio eco “Aisha, Aisha, look at me. Aïcha, Aïcha, regarde-moi “.
Chiude gli occhi, ha capito il riferimento e, sorridendo, intona a mezza voce:
“Nbghīk ʿĀysha wanmūt ʿalīk, Nbghīk ʿĀysha wanmūt ʿalīk,
ʾAnti ʿumrī wʾanti ḥayātī, Tmannīt nʿaysh mʿāk ghayr ʾanti.”
Poche cose uniscono come la musica: come non scattare una foto …

















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