Mi son seduto davanti al computer alle 4 stamani: Beria mi ha guardato, commentando “Mau, mi fai venire delle occhiaie con queste levatacce mattutine che sarò la prima pastore tedesco che consulta un chirurgo estetico per farsi rimuovere le zampe da gallina e le borse sotto gli occhi: ti rendi conto come sono conciata?“.
Mi è toccata corromperla con una fetta biscottata, e l’ho sentita borbottare, citando Karl Marx “Coloro che lavorano, non guadagnano, e quelli che guadagnano, non lavorano“, anche se non mi è chiaro se fossi io o lei “quelli che lavorano“: per buttarla in polemica le ho risposto che è da tempo che non si fa un bagno e, complice le piogge di questi ultimi dieci giorni, puzza come un cane bagnato.
“Potessi anche io usare la doccia e il sapone di Aleppo all’Oppio o quello di Marsiglia al Rabarbaro, come fai tu a base per raderti, sarei piacevolmente profumata: come scriveva Lev Trotzy ‘L’idea umanitaria moraleggiante è la più sterile di fronte al processo della storia’ comunque!“. Inutile discutere la mattina con un cane vetro-comunista ortodosso, chiaro!
Mi ha fatto venire in mente i saponi di Aleppo e di Marsiglia che si vendono nelle drogherie di Genova, nella Città Vecchia: ne avevo parlato nel post “Aleppo e Marsiglia, o Babilonia?“.
Mi è anche venuta nostalgia e sono andato a recuperare uno scatto di qualche mese fa, al droghiere di Via Canneto il Lungo, a due passi da casa …



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