La pellicola non cede a compromessi: immagini la storia, costruisci l’immagine nella tua mente e la inquadri, regoli il diaframma e il tempo di esposizione come pensi debba essere impressionato lo spezzone di film, scatti e poi aspetti diversi giorni, se non settimane, per controllare il tuo risultato.
La sopresa è poi incredibile e ti riporta agli anni in cui una foto era qualcosa che stampavi, che ti passavi di mano in mano altro che la condivisione sul social network, che riguardavi e ti appendevi sulla testate del letto o dentro l’armadietto e non “postavi” con l’istagram di turno. Tempi in cui il ricordo era più persistente e aveva un valore maggiore, perché eri geloso e orgoglioso delle tue immagini.
Ho sviluppato i rullini scattati a Shanghai una quindicina di giorni fa: mi verrebbe voglia di farvi vedere tutti i fotogrammi, e faccio veramente fatica a sceglierne solo una dozzina …














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