Passo a trovare in negozio Ryuichi, mentendo a me stesso. L’idea è quella di farmi due chiacchiere sui barattoli di vetro con una lunghezza focale di 50 millimetri e sul fatto che avvitati (a “baionetta Leica”, intendiamoci) su una macchina fotografica digitale o a pellicola cambiano la resa cromatica. “Ovvio che non voglio assolutamente acquistare un altro obiettivo, dopo che il Summilux mi sta ancora stupendo in ogni scatto” e qui temo di mentire a me stesso, non riguardo al Summi, ma riguardo alla tentazione di prenderne un altro.
Lo ascolto mentre, miniera di ricordi, parla di una macchina unica che anche dopo 40 anni dalla sua produzione, era ancora perfetta nel suo primo scatto. Lo ascolto mentre gli chiedo come tornare ad avere gli stessi colori del Kodachrome 64, pellicola di cui ero innamorato fino a quando è stata tolta dal mercato e l’ultimo rullino è stato sviluppato.
Parliamo della morbidezza di un 50mm, prodotto negli anni ’60, che offre una distanza minima di messa a fuoco inferiore ai 45 centimetri e una luminosità f2. Parliamo degli “occhialini” con una taratura di precisione inimmaginabile. Parliamo del fascino di una meccanica elicoidale, unita al gruppo di vetri concavi e convessi che coinvolgiamo la luce sulla pellicola.
Maledetto amico tentatore, ha la passione di parlare alla passione …



Leave a reply to ogginientedinuovo Cancel reply