“Weird scenes inside the gold mine” (“Scene assurde all’interno della miniera d’oro”) ho detto al termine di una lunga telefonata stamani, per indicare alcuni cambiamenti organizzativi in un’azienda che non sono stati ancora completamente digeriti o affinati e che stanno talvolta facendo emergere alcune contraddizioni, pienamente lecite, ma talvolta un filo assurde. Dinamiche normalmente complesse, direi.
Beria, quadrupede a pelo lungo e accurata conoscitrice della storia del rock ha drizzato le orecchie e, sollevando il muso dalla sua pacifica pennica sul tappeto, mi ha guardato con la pertinente curiosità di chi ha riconosciuto immediatamente la strofa di uno dei brani che hanno fatto la storia della musica (e non solo di quella) negli ultimi 50 anni.
This is the end, beautiful friend. This is the end, my only friend, the end
Of our elaborate plans, the end. Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end . I’ll never look into your eyes Again
Il brano è “The End” di The Doors: Jim Morrison (voce e testi), Ray Manzarek (tastiere), Robby Krieger (chitarra) e John Densmore (batteria), che hanno “aperto le porte della percezione” in California a partire dalla metà degli anni ’60. Cantato a partire dai primi mesi del 1966, solitamente al termine delle loro esibizioni, si arricchiva con una continua improvvisazione di Jim Morrison sulla base di un giro ipnotico di chitarra e tastiera.
Can you picture what will be, So limitless and free.
Desperately in need Of some stranger’s hand In a desperate land
Lost in a Roman wilderness of pain, And all the children are insane.
All the children are insane Waiting for the summer rain
There’s danger on the edge of town, Ride the king’s highway, baby.
Weird scenes inside the gold mine, Ride the highway west, baby
Ride the snake, Ride the snake, to the lake, the ancient lake, baby.
The snake is long seven miles, Ride the snake
He is old and his skin is cold
Nel corso di un’intervista nel 1969, Morrison ha dichiarato “Everytime I hear that song, it means something else to me. It started out as a simple good-bye song… Probably just to a girl, but I see how it could be a goodbye to a kind of childhood. I really don’t know. I think it’s sufficiently complex and universal in its imagery that it could be almost anything you want it to be“.
Beria, saccente cinofila e cinefila (essendo un cane, e amando l’arte cinematografica, come non darle torto in questa sciarada), aggiunge “Si Mau, grandissimo brano e bisogna ricordarne l’uso come colonna sonora in Apocalypse Now, di Coppola, quando Kurtz viene ucciso al termine del lungo e tragico viaggio alla sua ricerca“.
Foto? Ho finalmente sviluppato un rullino scattato con la M7 e il 35mm Summilux che mi trascinavo dietro da mesi: contiene foto scattate a partire da Dicembre dell’anno scorso fino alla fine di Giugno. Ho trovato qualche bella sorpresa, che con il tema “This is the end” ci possono stare bene: un tramonto mentre sto per atterrare verso London, e l’incombere di un temporale equatoriale a Singapore, visto dalla finestra dell’ufficio, che farebbe molto più “Riders of The Storm” per rimanere nella citazione musicale dei Doors …




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