Qui la mattina oggi parte lenta: il Venerdì è il giorno festivo settimanale in tutta questa fetta del mondo sabbioso, e la maggior parte degli stati si sono alla fine accordati per indicare i giorni del weekend in Venerdì e Sabato.
Mi ricordo quando vivevo da queste parti e, fino a pochi anni fa, era un gran casino: Saudi Arabia, Oman e Kuwait facevano festa il Giovedì e il Venerdì, gli Emirati Arabi il Venerdì e il Sabato, il mondo dei satana, infedeli bevitori di Sangiovese, masticatori di salsicce e apprezzatoti delle belle figliole invece il Sabato e la Domenica. C’era chi, come il sottoscritto, alla fine lavorava 7 giorni su 7 sputando sangue e sabbia, e chi invece appariva il Lunedì e scompariva il Mercoledì, adducendo credi religiosi di comodo e settimane lavorative sincronizzate dinamicamente per convenienza più che per efficienza.
La quasi totalità delle nazioni del pianeta indicano una settimana lavorativa di 5 o di 6 giorni: unica “divertente” eccezione mondiale alla pratica è il Brunei Darussalam, staterello asiatico grondante e gocciolante petrolio collocato nella parte isolare della Malaysia, più noto per il numero di mogli e Rolls Royces del sultano Hassanal Bolkiah che per altro. Lì si lavora dal Lunedì al Giovedì, si fa festa il Venerdì, si torna a lavorare il Sabato, si fa festa la Domenica: tra i fusi orari, le business-hours e sto cazzo di settimana lavorativa infilare un appuntamento di lavoro da quelle parti è più difficile che fare una quaterna secca sulla ruota di Kabul.
Ovvio dire che oggi io lavori, mi pare sia cambiato poco quindi. Cazzo.
Foto? Il “foggy” creek dell’altra notte, senza fog e con il profilo del Burji Kalifa e le Emirates Towers sullo sfondo …



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