Ogni tanto mi partono in automatico delle espressioni che mi chiedo da dove cazzo le abbia tirateย fuori: stamani, nel corso di una chiacchierata intercontinentale con un’amica dispersa in un aeroporto a una secchiata di ore e di fusi orari di distanza mentre tentava di tornare a casa a London, ho tirato fuori in risposta al suo “So, how is it going, Mau?” ย un “I’m lost in the sauce!” che non pensavo manco di conoscere.
Il cocktail di inglese che stavamo parlando ha comunque centrato esattamente quello che volessi dire.
“You need to give yourself a break, like when we lost our flight to UB” mi ha risposto, facendomi ricordare di quando una cortese e cerimoniosa addetta della Air China ci ha raccattato entrambi fuori dal portellone di un aereo atterrato in ritardo clamoroso per aggrapparci all’unica possibile coincidenza raggiungere per una miniera in Asia centrale. Miniera vera stavolta, dove ci son persone che spaccano la roccia, tirano fuori dei sassi interessanti, li impacchettano e li spediscono ai loro clienti.
Ci eravamoย guardati in faccia, e con una serafica e professionale serietร le avevo detto “Bene, ho un’idea: andiamo prima a far due passi nella cittร proibita, poi ti porto a mangiare la migliore anitra alla pekinese di tutta Beijing (Pechino, appunto)“.
Per alimentare la leggenda che vuole un cielo azzurro a Beijing solo quando io sia da quelle parti, sono andato a recuperare alcuneย immagini di quella giornata ….








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