Sto scuotendo la testa da quando sono atterrato, ieri mattina intorno alle 8:30. Possiamo definirla, in termini medici, “sindrome auto-inflittiva di rimpianto condito con estasi adolescenziale”: sto rifiutando di credere di essere in una temporanea camera di compensazione durante questo weekend, che mi porterà poi alla realtà quotidiana dopo due gran belle settimane di ferie.
Anche Beria scuote la testa, ma lei perché mi ha visto ieri sera, come se stessi ripetendo un rituale, versarmi mezzo bicchiere di buon vino rosso, prendere una scaglia di grana e versarle sopra una goccia di aceto balsamico e poi, chiudendo gli occhi e scuotendo la testa, godere del fantastico connubio di ricordi, sapori e sensazioni.
La sua perplessità poi è aumentata quando ha capito che era mia intenzione andare a dormire intorno alle 21:30, finalmente colpito dal jet-lag come fosse stato un cecchino.
La perplessità del cane poi si è materializzata quando mi son svegliato doverosamente stamani alle 2:30, chiedendole “ciao cagnona, mi bevo mezzo bicchiere di caffellatte e andiamo a farci due passi?”. È riuscita a fare un lento giro di 180 gradi su se stessa, e poi caracollando le spalle è tornata sul suo tappeto, rimuginando “è tornato, il pirla antelucano, ed è completamente andato di testa” e non si è fatta più vedere, anche perché piove a grandi secchiate come se Noè avesse una gran ragione a volersi costruire una nuova arca.
La pianto qui, e, ovvio, da domani testa bassa a produrre nella mia miniera lavorativa. Foto? Un’alba a oltre 16mila chilometri di distanza, che però mi fa sorridere, come se un moscerino mi girasse delicatamente intorno ….



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