Il Piero Γ¨ un mito vivente: sereno pensionato da oltre 40 anni, dopo una vita dedita alla cautela lavorativa ma all’approfondimento e allo sviluppo della percezione nell’ambito eno-gastronomico e in quello della lirica (e in altro che la Merlin ha tagliato), mi ha adottato quale suo discepolo e mi sta facendo salire tutti i gradini della piramide iniziatica con una costanza da vero Maestro.
Abbiamo cominciato con il Cotechino di Saronni, boccia sacrale di prosciutto confezionata come si son perse le tracce manco fossimo in un romanzo di Harry Potter. Ci siamo poi lanciati verso luoghi sacri al colesterolo: La Resca di Mantova, La Lucciola (ristorante, non bordello, chiariamo), e Da Cattivelli dove il mix di Malvasia seguita da Gotturnio (entrambi in ragguardevoli quantitΓ ) mi ha steso peggio di un TIR bulgaro. L’assalto al Palazzo d’Inverno Γ¨ stato simboleggiato dal tentativo di acquistare una forma intera di grana, con la scusa “almeno abbiamo qualcosina per lo spuntino per strada”.
Ma lunedΓ¬ il Maestro si Γ¨ superato, facendomi partecipe di un suo acquisto del weekend: una pancetta passata al forno che unita al pane caldo croccante fa sublimare l’uranio, fondere il plutonio, sballare il trizio, e tremare lo stronzio. Con una gentilezza che solo i veri signori come lui possono avere, mi ha avvicinato il palestra, e con fare da vero e consumato pusher, mi ha allungato un pacchetto dicendomi “Sii felice”.
Sono arrivato a casa e ho celebrato il salume col pane. Fortuna che era troppo presto per aprire una bottiglia, altrimenti un bicchiere di vino era come la luce nei quadri del Caravaggio, i colli in quelli di Modigliani e le gocce in quelli di Pollock.
Lo so, domani triplo allenamento, ma dovreste vedere l’espressione di estasi sulla mia faccia. Foto? Il Maestro Piero, ovvio …



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