“Beria buongiorno, che ne dici se ci facciamo un giretto un filo più lungo dopo che ho sfoltito qualche mail e dato una scorsa alle notizie?”. Il cane mi guarda contrariato, immobile, ruotando leggermente la testa: temo sia un chiaro segno di disapprovazione.
D’accordo, lo so, è un filo presto: sono le 4:15 di mattina e forse oggi ho un filo esagerato ad alzarmi in un orario che molti considerano ancora notte fonda.
Il cane si è messo a puntare il fascicolo nella libreria che riporta la Convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra, il che mi sembra un suo modo polemico di protestare; poi ha agguantato un asciugamano arancione che uso per asciugarla quando piove e si è avvolta come per dire “Guantanamo”, puntandomi fissi gli occhi e tenendo le orecchie dritte.
“Dai Beria, che adesso si sta bene, non c’è nessuno”. Lo sguardo del cane mi dice “Certo, chi cazzo vuoi si così idiota da uscire alle 4 di mattina”, ma alla fine si piega alla volontà, e con aria sconsolata trotterella verso l’ascensore: se potesse parlare probabilmente bestemmierebbe …



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