Bene, lo confermo: non ho più il fisico di una volta.
Son bastate la sciocchezza di 38 ore in volo in 2 settimane, 8 differenti fusi orari in 3 diverse stagioni climatiche per lanciarmi sui binari di un raffreddore epocale con costipazioni assortite. Sto così male che mi è passato l’appetito e non ho manco voglia di un bicchiere di vino. Una volta, lo so, non sarebbe successo. Sto diventando giurassico?
Mi frega lo sbalzo termico dell’aria condizionata: passare dall’umidità dell’equatore (in esterno) alle celle per surgelati che sono i locali chiusi di uffici e alberghi. Scendere da +36°c a +18°c, tornare a +28°c e poi nuovamente a +18°c: praticamente subisco un processo di pastorizzazione, e il fisico si rivolta.
La Cami, scuotendo la testa, mi lancia da distante un pacchetto di antipiretici, dissertando sulla transitività del verbo “ammalare”: gran aiuto una letterata per un moribondo, certo! (Ironico e sarcastico)
Mi metto buono e tranquillo per un paio di giorni, e raccatto out-takes degli ultimi scatti fatti in giro per l’Asia, dove ho come la fondata impressione ritornerò veramente presto: oggi uno scultore fuori della grande Pagoda a Yangon, e chi vende volatili, e chi invece calchi del Buddha …





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