Dunque, cerchiamo di ricapitolare: svegliato alle 4:30am a Yangon (11:00pm in Italia e 6am a Singapore), mi son sciroppato 3 ore di volo fino alla città stato, un lay-over di 5 ore (3:30pm-8:30pm) dove al solito ho combinato danni, e adesso aspetto un volo che parte alle 23:10 e che mi porta, fresco come un merluzzo del baltico sotto sale, 13.5 ore dopo, alle 4:50am a London. Intorno alle 10:40am appaio sul suolo italico in shorts, maglietta e running shoes, largamente preceduto da sbadigli e collassi.
Le mie condizioni psico-fisiche danno sul pietoso andante, ma non ci si arrende, anche se son state due settimane pese.
Ieri pomeriggio sono andato a mangiare dentro Scott’s market (ma del mio pranzo e del mercato delle giade parlo nel prossimo post). Scott’s è uno dei mercati che preferisco in Asia (secondo solo al floating market di Hong-Kong, ma sta cambiando molto anche quello): la cosa incredibile è la calma e la fantastica disponibilità dei Burmesi che ti accolgono. Nessuno ti strattona, tira, sollecita verso la sua bancarella: c’è molta educazione, molto rispetto e molta dignità.
I colori dentro sono fantastici, come lo sono le persone che li generano, in un melting pot che va dai tessuti ai gamberi, dai buddha scolpiti nel cedro (profumatissimo), alle ciotole, ai vimini, alle bellissime borse e sacche tipiche delle tribù del nord. Vale la pena di perdercisi per molto più dell’oretta del mio break dal lavoro.
Gran bel posto la Birmania, sicuro e accogliente: andateci prima che gente come me la rovini commercialmente proiettandola nel futuro che rischierà di fagocitare molto di tutto questo.
Foto? Nessun commento, solo scatti casuali girovagando tra la gente …









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