We starve, look at one another, short of breath, Walking proudly in our winter coats,
Wearing smells from laboratories, Facing a dying nation of moving paper fantasy,
Listening for the new told lies, With supreme visions of lonely tunes …
[Let The Sunshine – 1967]
Beria mi ha osservato con l’aria di chi ha ormai abbandonato ogni speranza di portarmi sulla retta via, e si è solo guardata in giro per vedere se ci fosse qualcuno che mi poteva ascoltare mentre canticchiavo per vergognarsene. Mi ha lanciato un’occhiataccia e poi si è avviata caracollando e ondeggiando la coda e l’ho intuita dire “Altro che ‘the age of aquarius‘, qui siamo nell’anno del pirla”.
I riferimenti musicali di entrambi erano a “Hair: The American Tribal Love-Rock Musical”, musical, film e disco (doppio vinile), rappresentato “off-Broadway” la prima volta nel 1967, per poi conquistarsi un posto di diritto sia a Broadway che nel west End, approdando alla versione cinematografica dieci anni dopo, nel 1977. La contestazione della VientNam-War, i messaggi del testo, l’uso della musica rock, il cast vastamente inter-raziale, le scene di nudo e il consumo di sostanze stupefacenti, ne fanno a tutt’oggi un’opera formidabile. Inutile raccomandare a tutti di rivederlo, e di passarselo almeno una volta all’anno.
Beria mi ha guardato ancora e ha abbaiato: “When the moon is in the seventh house and Jupiter aligns with Mars, then peace will guide the planet and love will steer the stars. This is the dawning of the age of Aquarius“. Ovvio io abbia allora scattato questa immagine, mentre stava sorgendo il sole …



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