Ogni tanto riaffiorano, come tappi di sughero nell’acqua.
Ricordi, sensazioni, cose viste, momenti, persone: spesso riesco a comprendere il collegamento che la mente fa, e a spiegarmi cosa abbia attivato la cella di memoria. Altre volte invece non riesco proprio a trovare ne trama ne ordito, ma mi godo comunque il rivivere di quel momento, senza pensare sia invece una sorta di obesa demenza pre-senile che mi prepara ad annoiare futuri nipoti davanti al fuoco d’inverno con racconti sulla vita da simil-CIA-agent del nonno pelato con la trippa.
Mi son ricordato un pranzo, in una casa di un paese arabo. Oltre dieci anni fa.
Alรฌ tutti i mercoledรฌ riceveva i meno fortunati della sua tribรน in un pasto che forse ricordava piรน la scena del matrimonio nel Padrino di Coppola. Entrando nella stanza, tutti seduti a terra, in silenzio. Poi i riti del saluto e dell’augurio e i segni anche labili e intangibili del rispetto.
Le cause vengono perorate da una terza persona, mentre Alรฌ ascolta, e l’interessato con deferenza attende un passo indietro senza intervenire. Annuiva, faceva una domanda sottovoce e poi affidava ad un suo uomo la sua decisione e il gruppo si avvicendava con un altro e poi un altro ancora. La forza economica della sua famiglia di noti costruttori, e le relazioni che sono il tessuto politico ed economico in quella parte del mondo facevano il resto. Nessuna discussione, nessun appello.
Ho chiesto a un’amica di incontrarlo e di fare qualche foto in quello che lui definiva un atto di beneficenza, lo “zakat” richiesto nei cinque pilastri della fede islamica. Ho assistito alla cerimonia, mi sono seduto accanto a lui per il pasto, mi ha servito con le sue mani, come si addice all’ospite piรน importante.
Queste alcune delle foto scattate ….










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