L’11 Agosto del 1956, a soli 44 anni, Paul Jackson Pollock moriva in un incidente stradale causato dal essere alla guida completamente ubriaco: l’alcolismo ha accompagnato tutta la sua esistenza e i suoi detrattori contemporanei ritenevano che la sua tecnica del “drip painting” fosse in realtà originata dalle gocce di whisky che faceva cadere dal bicchiere tenuto con mano malferma, passando sbronzo buona parte delle sue giornate.
La tecnica del “drip” (“colare”) è stata recepita e poi fortemente sviluppata da Pollock tra il 1936 e il 1940, momento nel quale ha cominciato a lavorare alle sue tele stendendole in terra e letteralmente camminando nel dipinto. Innovatore e sanguigno, raggiunge una fama tale che Life, in un famoso articolo del 1950, lo propone come il più grande e influente artista americano contemporaneo. La tela viene vista come una realtà nella quale l’individuo si immerge, in una totale libertà creativa: lui e altri hanno fatto scuola. La si chiama “La scuola di New York”, e ha influenzato l’arte mondiale.
Pollock è anche firmatario, con altri 18 artisti (The Irascibles) di una famosa lettera al Direttore del Metropolitan Museum of Art, polemizzando per la scarsa attenzione destinata alla pittura contemporanea e le lesive dichiarazioni di alcuni dei curatori delle mostre sull’arte contemporanea. 18 incazzati, insomma.
Un buon numero dei lavori della Scuola di New York sono a Milano, a Palazzo Reale: mostra da visitare!
Foto di oggi? Beh, uno scorcio della locandina della mostra di Palazzo Reale e una foto che ho scattato a Monica e Stefano dentro il Museum of Contemporary Art Chicago, un po’ di anni fa, durante proprio una esibizione speciale dedicata a Pollock. Si, lo so, il quadro dietro di loro non è suo, ma di ….




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