Durante la scorsa settimana di libagioni liguri, a chiunque me lo chiedesse (non facendosi gli affaracci suoi, comunque), confermavo che con la partenza per l’Asia mi sarei costretto ad un programma semi-talebano di rieducazione alimentare volto a salvaguardare l’immediato cambio di taglia.
Coerente come un facocero che legge Bakunin, ieri sera mi sono fatto 2 birrette d’addio e poi ho tagliato completamente quasiasi cosa mi porti a superare in prospettiva le 1500 kcal ingurgitate. Insalatina scondita e galletta da condannato alla colonia penale in volo, green tea appena arrivato a London, colazione stamani con 1 fetta biscottata, una mug di caffelatte talmente scremato che sembrava l’acqua del delta dello Zambesi (marrone e puzzolente, credetemi sulla parola), 1 mela.
Alle 11:30, cambiando ufficio, il taxi mi ha scaricato dinnanzi a Itsu, catena di fast-food sushi-sashimi, a pochi passi da dove si teneva la riunione. Il ruggito del mio stomaco sembrava l’urlo di un tyrannosaurus-rex che ha fiutato la preda. Vassoio di edamame, tonno e salmone a fette, insalata, ciocco di wasabi, dose di soja. Delizia & estasi and un costo (calorico) limitato. Quello economico non รจ il caso di menzionarlo nรฉ in sterline e nemmeno in euro.
Nel pomeriggio mi sono auto-espulso dalla sala mentre veniva offerto il coffee-break con un allegato di muffin e butter-bisquits che avrebbero fatto vacillare la fede un santo eremita votato alla risoluzione di cruciverba in braille.
Il casino รจ stato invece in aeroporto. Ho fatto il bravo con un piatto di salmone bollito e insalata, chiedendo poi acqua gassata da bere. “Are you seriously having water with your meal?” mi ha chiesto il cameriere della lounge, “Yep, I’ve just started a damn diet“. “Champagne has no calories” mi ha risposto ….



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