La cosa più eccitante del lavoro cha faccio è la continua, spettacolare esposizione alla diversità. Orari, lingue, culture, esperienze. Paesi, colori, religioni. Motivazioni, ragioni, conclusioni.
Riconoscere, apprezzare ma poi stimolare la diversità è il modo più bello e maturo di riconoscerci uguali, con pari dignità e diritto. La base è il rispetto reciproco, la cognizione di limite ove comincia lo spazio (non solo fisico) dell’altro e l’importanza del “voler capire, comprendere, condividere“. Giochi di democrazia.
Detto questo, per stemperare un filo l’idealismo, devo comunque confermare che la persona che ha fatto defecare il suo cane sotto casa mia ieri, facendomi pattinare su una montagna di “deiezioni” non raccolte, comprenderà il mio rispetto per la diversità solo dopo essersi ripreso dal ceffone che gli assesto appena lo becco.
Stamani un collega dalla Nigeria, per descrivermi l’importanza di un cliente mi ha detto “This is the biggest elephant in the bush“: Nel 2005 ho attraversato il South Africa in auto, passando da Madikwe e fermandomi 4 notti in un “social lodge”, e sono arrivato a Gaborone, in Botswana. Non ho mai visto, nemmeno durante le visite che ho fatto nel Kruger, così tanti animali, compreso un elefante veramente vicino ….



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