L’arte di mandare l’avversario a gambe all’aria

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Non ho potuto far a meno di notare la diffusa ilarità del pubblico (superati i 6mila contatti, eh, qui si fa audience) quando ho raccontato ieri della giapponese che mi ha chiesto se fossi un lottatore di sumo, viste dimensioni e sabbia nel costume a sfregamento delle parti intime.

Questo qundi ve lo siete meritato: post storico-culturale sull’antica arte del sumo!

Cito dalla fida wiki: il Sumo è uno sport “full contact” nel quale il lottatore (rikishi) tenta di forzare l’avversario fuori dal cerchio del ring o a toccare il suolo con qualsiasi altra parte anatomica che non siano i piedi. Vale se fate schiantare di testa il vostro parner? vale. Vale se gli fate posare il culone e per sbaglio non si è chiuso bene quel perizoma con le stecche e ci lascia sotto anche i testicoli? Vale, canterà poi in falsetto visti i 260kg sulle palle, ma vale.

La vita del lottatore è regolamentata da secoli e mi ricordo qualche anno fà episodi di incontri truccati hanno scosso la fede giapponese più che per noi scoprire che Babbo Natale non esiste ed è un’invenzione della CocaCola che sia vestito con un pagliaccietto rosso.

Uno degli allenamenti più seri dei rikishi riguarda il fatto di mettere su peso, e si applicano coscenziosamente con una dieta che supera abbondantemente le 9mila calorie quotidiane, quando un boscaiolo canadese d’inverno ne ingerisce 5mila, birra compresa. Un’impresa titanica a base di dolci, farine a amenità simili.

Il motivo è chiaro e ce lo svela quel genio di Newton (il tipo che, quando si è beccato una mela in testa, ha espresso la teoria della gravitazione universale, al posto che tirare un saracco di accidenti … originale, ne?). F=ma, la forza è uguale alla massa moltiplicata per l’accelerazione espressa in metri al secondo quadrato. Adoro quando posso spandere così le mie riminiscenze liceali della meccanica classica.

Adesso, perdonatemi una dissertazione assolutamente non scientifica: quando io sposto il mio peso nel corridoio di casa, intenzionato ad entrare in bagno, e, per pura sfiga, la Cami esce dalla sua camera per dirigersi in cucina, considerando i miei 120kg, i suoi 40, la mia velocità di 60 all’ora in aumento, la sua di 15 scarsi in ciondolamento, ci schiantiamo.

F (Mau)=ciccione x corsa + F(Cami)=diciassettente x andatura da bradipo > la Cami rimbalza nella cuccia di Beria che si sveglia e dice “il solito umano del cazzo insonne“.

Il principio è simile quando due lottatori di sumo si smarmellano addosso, tentando di mandare a gambe all’aria l’altro. Se ci mettete una bistecca in mezzo a loro vi esce una cotoletta alla milanese perfettamente schiacciata della circonferenza di 80cm, già pronta per la frittura, visti gli oli di cui i due tipi normalmente si cospargono.

Devo dire che il riferimento alla cotoletta mi ha fatto divagare mentalmente e la mia concentrazione sul raccontarvi dei lotattori di sumo è andata a farsi fottore. Beccatevi allora la foto del mio breakfast di stamani, con un po’ di gioco tra bianco e nero e colori.

20110906-145530.jpg

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4 responses to “L’arte di mandare l’avversario a gambe all’aria”

  1. Matteo Avatar
    Matteo

    Devo dire che ero abituato ad altre colazioni con te..:)

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      solo perchè il piatto di 25 scrambled egg con backed potatos, spinach, fried tuna and capiscum era già stato portato via …

  2. fabri e mari Avatar
    fabri e mari

    mi aspettavo una colazione con cotoletta alla milanese appena smarmellata …

    1. Maurizio Vagnozzi Avatar

      quella ce la mangiamo alla Pesa appena rientro in Italia!

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